Denti che si muovono: quando c’è da preoccuparsi?

Uno o più denti dondolano e sospetti che ci sia qualcosa che non va? Se ci mastichi sopra senti dolore? Vediamo insieme come comportarsi e quando preoccuparsi dei denti che si muovono.

Ognuno di noi ha ben impresso nella mente il ricordo dei denti da latte dondolanti. Nell’immaginario collettivo, proprio quando questi iniziano a muoversi è il momento giusto per rimuoverli e lasciar spazio ai permanenti.

denti che si muovono

Ma cosa fare quando i denti che si muovono sono proprio i permanenti? Vanno necessariamente estratti anche loro?


Indice:

  1. Il ruolo della mobilità dentaria
  2. Quando un dente che si muove diventa un problema?
  3. Cause della mobilità 
  4. Diagnosi e cura

Il ruolo della mobilità dentaria…

In realtà, entro certi limiti, la mobilità dei denti è del tutto normale e fisiologica. Difatti, gli elementi dentari non vanno immaginati come un chiodo fissato nel muro, ma sono connessi all’osso mediante una struttura fibrosa detta legamento parodontale.

Il legamento parodontale è il tessuto sospensore del dente, garantisce micro-movimenti e dissipa le forze che riceve come un vero “ammortizzatore”.

Se immaginassimo un dente completamente fuso con l’osso circostante si parlerebbe di anchilosi. Paradossalmente un dente immobile è molto più suscettibile a frattura e riassorbimento


E allora i denti che si muovono quando diventano un problema?

Numerosi clinici hanno studiato il ruolo della mobilità dentaria cercando di capire quando fosse il caso di preoccuparsi. Nel 1950 Miller ha elaborato un indice sui diversi gradi di mobilità:

  • Grado 0: la mobilità è fisiologica con micro-movimenti orizzontali tra 0,1 e 0,2 mm concessi dal legamento parodontale;
  • Grado 1: aumento della mobilità orizzontale fino ad 1 mm;
  • Grado 2: ulteriore aumento della mobilità orizzontale maggiore di 1 mm;
  • Grado 3: mobilità verticale e orizzontale.

La mobilità fisiologica è tipicamente maggiore agli incisivi e minore ai molari, è più spiccata in donne e bambini ed è massima al mattino per poi decrescere nell’arco della giornata.

mobilità fisiologica
La mobilità fisiologica è maggiore nelle donne rispetto agli uomini

Se invece la mobilità di un dente va via via peggiorando avvicinandosi al grado 3, stiamo parlando di mobilità patologica.
Tuttavia, nonostante una mobilità di terzo grado possa compromettere la funzione, non necessariamente il dente in questione va estratto. Le cause di mobilità sono molteplici e ogni caso va individualizzato.

Cause di mobilità dentaria aumentata

Sicuramente ti sarà capitato di leggere o sentire: “I tuoi denti si muovono? Hai la parodontite. Estraiamo il dente e mettiamo un impianto“. In realtà non è così semplice e immediato.

parodontite
Indubbiamente la parodontite può determinare ipermobilità, ma non è l’unica causa

Pur riconoscendo nella parodontite e nella conseguente perdita di osso una delle principali cause di mobilità dentaria, è opportuno citare le restanti:

  1. Terapia ortodontica in atto: i denti avranno una mobilità aumentata;
  2. Trauma occlusale: ogni qualvolta il dente subisce delle forze superiori rispetto alla sua capacità di tollerarle;
  3. Traumi;
  4. Frattura di radice;
  5. Precontatti: ovvero denti che toccano prima di altri. Strettamente correlato al trauma occlusale;
  6. Pubertà o gravidanza per via dell’aumento di progesterone;
  7. Ascesso in alcuni casi;
  8. Patologie tumorali a carico delle ossa mascellari;
  9. Patologie sistemiche come la sindrome di Papilon-Lefevre, ipofosfatasia o iperparatiroidismo.

Diagnosi e cura della mobilità dentaria

Solitamente i denti che si muovono sono intercettati dall’Odontoiatra visivamente muovendoli mediante l’uso di due strumenti rigidi.

test di mobilità
valutazione della mobilità mediante l’uso di due strumenti rigidi

Le terapie possibili sono strettamente correlate alla causa che ha determinato la mobilità. In caso di parodontite, sarà fondamentale risanare i tessuti impedendo che possa esservi ulteriore perdita di osso.

Altre possibilità sono la devitalizzazione o il ritrattamento del dente interessato dall’ascesso o la riduzione di tutte quelle forze superiori al carico che quei denti possono tollerare. Ciò significa eliminare un eventuale precontatto o semplicemente attendere che finisca l’ortodonzia.

Infine va citato anche lo splintaggio fisso o removibile: ciò consiste nell’unire tra di loro tutti i denti interessati dalla mobilità in modo tale che questa possa ridurre. Si tratta però di una metodica non esente da rischi in quanto può predisporre a perdita di osso, anchilosi o ad accumulo di placca.

splintaggio dei denti
Esempio di splintaggio

Nei casi più disperati l’ultima opzione è l’estrazione del dente in questione e la riabilitazione protesica dell’area.


I denti che si muovono sicuramente hanno un ruolo negativo sulla psicologia del paziente e a volte sulla funzione. Tuttavia, pur riconoscendo che non sempre una mobilità aumentata è patologica, occorre sempre rivolgersi al proprio Odontoiatra per avere la situazione sotto controllo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *